Spinadesco: una festa per essere grazie!
Un grazie per essere eucaristia!

Fare memoria, in questo mondo che perde ogni riferimento, è quanto ci è chiesto oggi: fare memoria per ricordare i benefici della tradizione. Fare memoria per sentirsi ancorati a una tradizione che ci ha donati a noi stessi. Fare memoria è fare eucaristia e oggi lo facciamo soprattutto per le nostra Suore Adoratrici a cui i bambini e adulti devono il grazie per tutta la vita ricevuta.
Partendo dalla vicenda di san Martino, viene delineata la figura del cristiano. È suor Ivana, segretaria generale delle SASS, a delineare chi è il cristiano oggi, chiamato a rinnovare il proprio battesimo per ridire un sì all’amore attraverso il farsi pane spezzato per i fratelli. È la vicenda di Martino, che spezza il mantello per coprire un povero; è la vicenda del beato Francesco Spinelli; è la vicenda di tante Adoratrici che a Spinadesco, dal 1934 al 1991, hanno spezzato la loro vita per il bene di tanti bambini, famiglie, giovani e adulti.
Alla messa di ringraziamento per i benefici elargiti dal Signore attraverso le SASS partecipa una delegazione di dodici suore, tra cui sr Serena, originaria proprio del paese cremonese e altre sorelle che hanno passato un tratto della loro vita proprio qui.
Durante l’offertorio la consegna dei segni che rappresentano, in modo visivo, la Suora Adoratrice:
un cellulare: perché la SASS è chiamata ad essere filo diretto tra cielo e terra, a far vedere e far vivere Dio sulla terra
uno specchio: perché l’adorazione prolungata dice il desiderio di rispecchiarsi in Gesù e nel suo amore per diventarne copia e canale per l’oggi
un panino: perché la SASS si fa pane spezzato per la vita del mondo, lì dove c’è un povero che ha bisogno del pane, di qualunque pane
una lente di ingrandimento: per ravvisare nei poveri il volto, spesso molto nascosto, di Gesù Cristo e amarlo, e servirlo, e adorarlo
una spada: perché la vendetta dei santi, il perdono, è tratto caratteristico di ogni figlia di don Francesco Spinelli, che nei nemici ravvisò i cari di speciale amore.
E dopo la messa l’inaugurazione della mostra sulle Suore adoratrici allestita in oratorio da un gruppo di giovani, guidati dall’instancabile don Pietro Samarini, parroco della comunità spinadeschese.
E nell’aprire la mostra Valentina, a nome di tutti, ha rivolto un cenno di saluto e di consegna: “Reverende suore, abbiamo voluto fortemente questa mostra per rendere ragione alla nostra comunità dell’impegno profuso dalle tante consorelle nel campo educativo e spirituale. Per 60 anni il vostro ordine ha seminato del bene tra le nostra gente, educando bambini, sostenendo famiglie in difficoltà, educando alla liturgia, pregando e animando momenti ricreativi. Con la semplicità e completa dedizione a Dio e all’uomo, con la vostra femminilità avete continuato ad abbattere barriere e creare ponti tra il popolo e l’esperienza religiosa. È noto infatti che il nostro paese ha conosciuto momenti di desolata religiosità. In un momento culturale di tremenda smemoratezza noi intendiamo ringraziarvi del generoso e prolungato servizio”.
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